Giovani caregiver e rischi per la loro salute

Negli ultimi anni si è sempre più diffusa la figura di caregiver familiare, un ruolo importante per molte famiglie e per l’intera società ma che ancora fatica a essere riconosciuto, ascoltato e supportato.
Per attenzionare i e le giovani caregiver familiari negli anni sono nati diversi progetti europei che hanno permesso di identificare chi sono, cosa fanno, quali sono le attività che svolgono e quali sono i rischi per la salute – e non solo.
Tra questi progetti, che prevedono la collaborazione di più Paesi europei, spiccano ME-WE e Our Voices.
ME-WE, progetto di Horizon 2020
“ME-WE”, sintesi estrema di Psychosocial Support for Promoting Mental Health and Wellbeing among Adolescent Young Carers in Europe , è il programma europeo, finanziato dalla Commissione nell’ambito di “Horizon 2020”, che ha lo scopo di indicare percorsi di resilienza ai giovani caregiver che si prendono cura di familiari anziani o disabili, per limitare le conseguenze sulla loro salute e sul loro benessere, fisico e psicologico.
Tre gli obiettivi principali del progetto:
- definire le attuali conoscenze sui caregiver familiari adolescenti in sei Paesi europei (Italia, Olanda, Regno Unito, Slovenia, Svezia e Svizzera)
- progettare un sistema efficace di interventi per la prevenzione primaria
- sensibilizzare il più possibile sulla necessità di bilanciare gli effetti negativi legati alla cura con maggiori risorse sociali e sanitarie.
Tra i 10 partner coinvolti c’è anche l’Italia con l’associazione “Anziani e non solo” e l’Istituto nazionale di salute e scienza dell’invecchiamento.
Our Voices
Our Voices è il progetto europeo co-finanziato dal programma CERV – CHILD “Our Voices” – dell’Unione Europea, nato con l’obiettivo di costruire spazi concreti di ascolto, partecipazione e rappresentanza per i e le giovani caregiver familiari.
Oltre all’Italia – anche qui con la partecipazione di “Anziani e non solo” – il progetto vede coinvolti altri quattro paesi europei, ovvero Svezia, Bulgaria, Slovenia, Belgio e anche la rete europea Eurocarers.
Durante la prima fase sono stati mappati i meccanismi di partecipazione già presenti nei Paesi coinvolti attraverso l’analisi di pratiche, normative, servizi e iniziative.
Nella seconda fase si sperimenteranno in ciascun Paese i materiali attraverso workshop locali o online che riguardano il riconoscimento e le sfide dei e delle giovani caregiver familiari. Tramite i workshop ne verrà valutato l’impatto.
Giovani caregiver familiari: chi sono e cosa fanno
Una definizione
I giovani caregiver familiari, come si legge nella scheda di presentazione del progetto ME-WE “sono adolescenti che assistono un familiare. Svolgono, spesso regolarmente, compiti di cura significativi o sostanziali e si fanno solitamente carico di responsabilità che di norma sarebbero associate a una persona adulta. L’assistito è il più delle volte un genitore, ma può anche essere un fratello, un nonno o un parente disabile, con malattie croniche, problemi di salute mentale o altre condizioni che richiedono assistenza, supporto o supervisione”.
Quanti caregiver adolescenti partecipano al progetto in Europa
Prima dei dati, una premessa: nell’ambito dell’indagine ME-WE viene fatta una distinzione tra:
- caregiver familiari adolescenti, con un’età compresa tra i 15 e i 17 anni
- caregiver “giovani adulti”, dai 18 ai 24 anni.
Ebbene, nella maggior parte dei Paesi europei presi in esame, prevalgono i caregiver familiari adolescenti:
- nel Regno Unito si stima che circa l’8% della popolazione di età compresa tra gli 11 e i 18 anni sia un giovane caregiver
- in Svezia il 7% tra i 14 e i 16 anni
- in Svizzera il 7,9% tra 10 e 15 anni
- in Olanda il 6% tra 13 e 17 anni.
In Italia, invece, a prevalere è la seconda categoria, i caregiver giovani adulti, con una percentuale che si attesta sul 7,3% dei ragazzi e sul 6,9% delle ragazze tra i 15 e i 24 anni. Per la Slovenia non ci sono a oggi dati disponibili.
Quali attività svolgono e quali sono i rischi per la salute
Le attività svolte dai giovani caregiver familiari includono compiti pratici (cucinare, svolgere faccende domestiche, occuparsi della spesa), assistenza, supporto emotivo, cura della persona, gestione della somministrazione dei farmaci e del budget familiare.
Quali sono i rischi per la salute e non solo
Se da una parte i giovani caregiver familiari possono provare gratificazione per il lavoro di cura e sentire rafforzate l’autostima e la capacità di empatia, dall’altra dover conciliare le sfide dell’ingresso nell’età adulta – entrare nel mercato del lavoro, frequentare l’università, crearsi una famiglia – con i compiti dell’assistenza quotidiana può risultare difficile e faticoso.
Già nel 2016 Carers Trust aveva affermato che “Essere un caregiver adolescente è riconosciuto come fattore di rischio per la salute mentale e il benessere, circa il 50% vive situazione di stress correlato alla cura e il 40% presenta problemi di salute mentale.”
La pressione associata alla cura può essere considerata un fattore di rischio per la salute mentale. I e le giovani caregiver familiari hanno meno tempo da dedicare a sé, ai propri interessi e passioni e possono diventare vittime dello “stigma” legato al ruolo che svolgono in famiglia, con il rischio di esclusione sociale.
Misure a favore di caregiver familiari
Bonus caregiver 2026
Con la Legge di Bilancio 2026 è stato istituito un fondo per il sostegno delle persone caregiver familiari, finanziato con 1,15 milioni per il 2026 e di 207 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2027 e il cosiddetto bonus caregiver 2026 che dà la possibilità ai e alle caregiver di vedersi riconosciuto un contributo economico di circa 400 euro mensili (non soggetti a tassazione), erogato trimestralmente o semestralmente. Nella Legge sono previste anche una serie di tutele non economiche. Per verificare i requisiti necessari e poter fare la domanda, le modalità cambiano da regione a regione.
Caregiving day
A partire dal 2011 “Anziani e non solo” ogni anno celebra il caregiver day, una giornata dedicata a valorizzare l’impegno di ogni caregiver familiare a favore dell’intera comunità e a far conoscere servizi e iniziative dedicati proprio a loro.
L’idea si ispira alla settimana del caregiver organizzata nel Regno Unito e in Irlanda e ha anche l’obiettivo di portare l’attenzione politica e sociale verso la difficile situazione vissuta da questo gruppo di persone.